Inquadramento storico


LA GUERRA DI LIBIA 1911-1912
La guerra di Libia fu combattuta dal 28 settembre 1911 al 18 ottobre 1912 tra l’Italia e l’impero ottomano. Lo stato italiano dichiarò guerra ai turchi allo scopo di conquistare le province ottomane della Tripolitania e della Cirenaica, oggi note col nome di Libia; le motivazioni della guerra andavano da esigenze di politica estera (avere una postazione nell’Africa settentrionale per controllare i traffici del Mediterraneo) alla diffusione dell’ideologia nazionalista, che all’epoca faceva forte presa su numerosi intellettuali e sull’opinione pubblica.

Il Regio Esercito mobilitò un Corpo d’Armata Speciale costituito da 34.000 uomini, sotto il comando del generale Carlo Caneva. Ai soldati furono consegnate nuove divise più adatte per l'ambiente operativo di quelle normalmente utilizzate sul territorio metropolitano, del colore grigioverde che caratterizzò le uniformi italiane fino alla seconda guerra mondiale. La campagna militare, che coinvolse anche la Regia Marina, avrebbe dovuto durare pochi mesi, ma la tenace resistenza delle popolazioni arabe che appoggiavano l’esercito turco fece proseguire la guerra per un intero anno. Il 18 ottobre 1912 fu firmato il trattato di pace che sanciva l’annessione della Tripolitania e della Cirenaica all’Italia.



LA PRIMA GUERRA MONDIALE

La Grande Guerra iniziò il 28 luglio 1914 in seguito all’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell'Impero Austro-Ungarico, compiuto a Sarajevo (Bosnia) da uno studente nazionalista serbo-bosniaco, e si concluse l'11 novembre 1918, quando la Germania firmò l’armistizio. Il conflitto coinvolse non solo la maggior parte degli stati europei con le loro colonie ma anche le potenze asiatiche (impero ottomano, Giappone) e americane (gli Stati Uniti d’America), al punto che venne definito “guerra mondiale”. Il numero di morti è stato calcolato in oltre quindici milioni. La Grande Guerra, pur caratterizzatasi come guerra di trincea, fu il primo conflitto in cui si usarono nuovi mezzi moderni, come aeroplani, mezzi corazzati, sommergibili e le armi chimiche. L’Italia, dichiaratasi dapprima neutrale, entrò in guerra il 24 maggio 1915 a fianco della Triplice Intesa (Francia, Gran Bretagna, Russia) contro l’Austria e la Germania. Il comando delle forze armate italiane fu affidato al generale Luigi Cadorna. Il nuovo fronte aperto dall'Italia ebbe come teatro l'arco alpino dallo Stelvio al mare Adriatico. Dopo un'iniziale avanzata italiana fino all’Isonzo, gli austro-ungarici ricevettero l'ordine di trincerarsi e resistere e si arrivò così a una guerra di trincea simile a quella che si stava svolgendo sul fronte occidentale (tra Germania e Francia): l'unica differenza consisteva nel fatto che, mentre sul fronte occidentale le trincee erano scavate nel fango, sul fronte italiano erano scavate nelle rocce e nei ghiacciai delle Alpi, fino ed oltre i 3.000 metri di altitudine.

Per un anno e mezzo le operazioni militari costarono un numero elevatissimo di morti e di feriti senza alcun mutamento significativo della linea del fronte. Il 24 ottobre 1917 gli austro-ungarici e i tedeschi sfondarono il fronte dell'Isonzo a nord convergendo su Caporetto e accerchiarono la 2a Armata italiana. La Disfatta di Caporetto provocò il crollo del fronte italiano sull'Isonzo con la conseguente ritirata delle armate schierate dall'Adriatico fino alla Valsugana, oltre alle perdite umane e di materiale; 350.000 soldati si diedero a una ritirata scomposta assieme a 400.000 civili che scappavano dalle zone invase. Il generale Cadorna venne sostituito dal generale Armando Diaz, l'8 novembre 1917, dopo che la ritirata si stabilizzò definitivamente sulla linea del Monte Grappa e del Piave. Alla fine si contarono quasi 700.000 tra morti, feriti e prigionieri: per riempire i vuoti d'organico furono chiamati al fronte i Ragazzi del '99, appena diciottenni, mentre si decise di conservare la leva del 1900 per un ipotetico sforzo finale, nel 1919.

Nel frattempo, l’ingresso in guerra degli Stati Uniti e il ritiro della Russia rivoluzionaria determinarono un rovesciamento delle sorti. L’impero austro-ungarico era ormai a un passo dal baratro, assillato dall'impossibilità di continuare a sostenere lo sforzo bellico sul piano economico e soprattutto su quello morale, data l'incapacità della monarchia di farsi garante dell'integrità dello stato multinazionale asburgico. L'Italia anticipò all’ ottobre 1918 l'offensiva prevista per la primavera successiva, per impegnare le riserve austro-ungariche ed impedire loro la prosecuzione dell'offensiva sul fronte francese. L’offensiva finale partì il 23 ottobre da Vittorio Veneto. Gli italiani avanzarono rapidamente in Veneto, Friuli e Cadore e il 29 ottobre l'Austria-Ungheria si arrese. Il 3 novembre, a Villa Giusti, presso Padova l'esercito dell'Impero firmò l'armistizio; i soldati italiani entrarono a Trento mentre i bersaglieri sbarcarono a Trieste. Il giorno seguente venivano occupate Rovigno, Parenzo, Zara, Lissa e Fiume. Il Bollettino della Vittoria, che annunciava la disfatta nemica e la vittoria dell'Italia, venne emesso dal Comando Supremo dell'esercito italiano con la firma del generale Armando Diaz il 4 novembre 1918 alle ore 12.




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